Intervista a Demetrio Verbaro autore del libro ”Il carico della formica”


In occasione dell'uscita al cinema del cortometraggio di Paolo Foti '' Il carico della formica'', interamente girato in Calabria, con attori reggini, tratto dall’omonimo romanzo, abbiamo intervistato lo scrittore Demetrio Verbaro, che ci ha parlato del libro e di come è nata l'idea di girare un film.

Intervista a cura di Gianni Vittorio
Associazione Fahrenheit 451

Cosa ti ha ispirato nella stesura del soggetto?
La profondità dell’animo dell’essere umano, nelle sue diverse sfaccettature, mutevoli e diverse da persona a persona, come un caleidoscopio.

Il tuo è un thriller psicologico, quindi sei stato attento alla psicologia dei personaggi. Hai uno scrittore di genere al quale fai riferimento?
I miei maestri letterari sono John Fante e Charles Bukowski, ma per questo romanzo in particolare mi è stato molto d’ispirazione Cechov.

Sei abituato a scrivere questo tipo di romanzi? Parlaci del tuo passato, del tuo background culturale.
A 18 anni frequentavo l’università di lettere moderne. Nonostante gli ottimi risultati a vent’anni ho sentito il richiamo di altre esperienze, così ho lasciato gli studi e ho girato un po’ l’Italia, lavorando come animatore, attore e modello. Sempre in compagnia però di romanzi da leggere ( Flaubert, Dostoevskij, etc..)

Carlo è il protagonista della storia del romanzo. Parlaci un po’ di lui. (e della trama in sintesi)
Carlo è un uomo sulla trentina dalla vita ordinaria: un lavoro normale, una moglie, un figlio. La sua tranquilla vita viene sconvolta quando s’innamora di un’altra donna, mettendo tutta la sua esistenza in discussione. Questa è la storia principale a cui s’intrecciano microstorie dei quattro pazienti del San Gregorio, l’ospedale psichiatrico dove Carlo lavora.  Ma come in un gioco di specchi, non tutto è come appare, in un susseguirsi di colpi di scena il lettore viene coinvolto in un vortice in cui è difficile orientarsi.

Cosa si intende per “carico della formica”, frase con la quale dai il titolo al libro?
E’ una metafora: le formiche possono trasportare un carico mille volte superiori al loro peso, e così l’essere umano, solo che lo trasporta nel cuore. Ci sono drammi dolorosi che ognuno si porta nel cuore e che pesano tantissimo. Questo accade per tutti i protagonisti della storia, infatti sono rinchiusi all’ospedale psichiatrico perché  gravati da disgrazie che li hanno resi depressi, vulnerabili, soli.

Una storia ambientata a Reggio nel 2001. Sei molto legato alla tua terra?
Molto, amo la mia terra. Anche gli altri miei romanzi sono ambientati a Reggio Calabria. Dovunque ci voltiamo c’è bellezza, il mare, le montagne, i tramonti sullo stretto, siamo circondati dalla bellezza.

Come hai conosciuto il regista Paolo Foti con il quale hai lavorato per il cortometraggio?
Per caso, ho visto un video su youtube che ha realizzato per un cantante reggino e ho notato le sue qualità. L’ho contattato su Facebook e ci siamo visti la prima volta allo stadio Granillo, durante una partita di mio figlio. Tra noi c’è stata subito un’affinità artistica, tant’è vero che sulla sceneggiatura abbiamo lavorato a quattro mani.

Ci sono differenze sostanziali rispetto al libro?
Molto poche, per motivi di spazio abbiamo tagliato un personaggio, scelta dolorosa  perché sono affezionato a tutti i miei personaggi.

Hai progetti per il futuro, altre idee per un nuovo libro? 
Sto finendo di scrivere il mio quarto romanzo e al massimo tra un mese vedrà la luce, spero inoltre di continuare anche con il cinema, producendo e recitando film ispirati ai miei romanzi.